– CLAUDE FIGHIERA – Una fiamma bruciata troppo in fretta

Esattamente 43 anni fa moriva Claude Fighiera, uno dei più grandi speleologi d’ogni tempo. 

Ad oggi, mentre scrivo queste righe, alle 6:00 di mattina di un martedì di aprile del 2016, ancora per qualche strano motivo la leggenda di Claude sembra vivere fra noi.

E la sensazione è che influenzerà ancora parte degli esploratori della prossima generazione.

Nell’estate del 1974, in quel maledetto 29 settembre, il giovane Claude morì nella notte, salendo all’abisso Cappa, dopo una dura giornata di lavoro, e per un male simile a quello che ancor oggi molti speleologi sottovalutano, la stanchezza cronica post-grotta. 

Aveva 31 anni.

La cornice è quella Marguareisiana, la sua auto destinata a precipitare sul fondo di un abisso che nulla aveva a che vedere con quelli delle grotte da lui esplorate. 

Stessa identica sorte toccò a suo figlio Sebastian solo qualche tempo dopo, sbalzato fuori da un’auto in corsa e poi travolto da un’altra autovettura.

La smisurata passione di Claude per la speleologia fin da tenera età fu propedeutica ad una turbolenta stagione esplorativa a tutto campo nell’area carsica più importante delle Alpi Marittime.

In quegli anni si ricordano moltissime punte in solitaria in Piaggia Bella volte a risolvere problemi esplorativi enormi, immaginare percorsi carsici, perlustrare passaggi, e dove esplorò importanti gallerie fossili.

Pioniere di una nascente speleologia trasversale, che se ne infischiava altamente delle nazionalità e delle chiacchiere, riunì assieme Francesi e Italiani all’inseguimento di progetti esplorativi di enorme portata. 

A tal scopo fondò il Centro Mediterraneo di Speleologia, un gruppo che superasse le divisioni e la logica delle società nazionali.

Per lui contavano le grotte, e la sua visione era moderna, sia nel cercarle che nell’interpretarle; fu così la volta dell’esplorazioni al Solai, all’abisso Straldi, e poi Cappa, Gachè, Tènèbres, Jean Nouveau, Perdus e molte altre ancora ..

Trascinatore visionario e votato alle esplorazioni impossibili, fu capace di intuizioni superbe e le sue tecniche innovative cambiarono radicalmente il modo di esplorare delle nuove generazioni. 

Fu uno dei primi infatti ad abbandonare le scalette per le corde.

A lui furono dedicati l’abisso Fighera, uno dei più importanti ingressi dell’esteso complesso del Monte Corchia, sulle Alpi Apuane, ed il Canyon Fighera in Piaggia Bella.

Non dev’essere stato facile per il piccolo Mathieu, venuto alla luce solo un mese dopo la sua morte ripercorrere le orme di un padre di quel calibro, che mai ebbe modo di conoscere, e la cui storia divenne prima leggenda, e poi mito.

Nella primavera del 1999, poco più che ventenne, ebbi uno scambio epistolare con il giovane Thierry Fighera, nipote del grande Claude. Mi accordai con lui per un’importante e difficile esplorazione nella zona “Omega”, ricordo allora ero molto emozionato per quell’incontro…

Ma ancora una volta il destino si accanì furioso. Non conobbi mai quel ragazzo, che se ne andò sfortunatamente prima del tempo.

Alcuni anni dopo, vagando in solitaria per i campi solcati del Marguareis, in un rossissimo e magico tramonto estivo, ad un tratto ebbi un fremito, percepii qualcosa che arrivava da lontano, da un’altra epoca forse, mi fermai, estrassi dallo zaino una piccola matita, recuperai di tasca un pezzo di carta, forse uno scontrino, e scrissi “Ciao Claude, il tuo spirito è ancora qui, lo sento“.

Poi vidi una spaccatura e lo lasciai scivolare dentro.

Fabio Bollini

 

www.speleoefficace.com

Un pensiero riguardo “– CLAUDE FIGHIERA – Una fiamma bruciata troppo in fretta

  • 5 Marzo 2019 in 08:10
    Permalink

    ho avuto il piacere di conoscerlo e sono d’accordo su tutta la linea!

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