[Lezione di progressione]

Marguareis 1974. Tre speleologi francesi ed un giovanissimo Giovanni Badino scendono nell’abisso Straldi per una lunga ed impegnativa esplorazione che li porterà a rimanere in grotta molte e molte ore.

Nonostante l’enorme peso delle attrezzature la squadra corre veloce lungo le verticali della grotta. Assieme a loro il veterano della speleologia Marguareisiana Claude Figherà li osserva…

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A un certo punto però li riprende dicendogli a tutti di andare piano, che sarebbero dovuti rimanere parecchio tempo in grotta.

Va là vecchiaccio, taci”, ribatterono i ragazzi.

In risalita, venti ore più tardi, i tre strisciavano verso l’alto, incapaci di aiutarlo, mentre Claude, dietro di loro, disarmava quietamente…

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Questo piccolo aneddoto, nascosto fra le righe di un rivoluzionario testo che ha fatto per così dire la storia di questa disciplina, “Il fondo di Piaggiabella di Giovanni Badino”, rimane ancor oggi una fantastica lezione di progressione impartita da un fuoriclasse della speleologia francese a tutto il gruppo.

Ciò a cui fa riferimento Claude in contesti di discese sportive-esplorative di lunga durata é un attitudine denominata anche “calma speleologica”, volta a dosare quanto più possibile le forze fin dal principio, riducendo pertanto la velocità d’esecuzione di ogni attività in maniera consistente.

Questa abilità, molto spesso ignorata, rimane uno dei punti cardine per abbassare la soglia di rischio nelle esplorazioni di questo tipo.

Questo metodo denominato anche “STILE VELOCE”, uno dei più utilizzati in Italia, nasconde infatti molte insidie generate dallo stravolgere della routine a cui siamo abituati, ed è spesso causa nella sua fase conclusiva di condizioni di stanchezza e spossatezza molto alte.

Se volessimo fare un parallelismo con l’alpinismo, in un episodio analogo, potremmo citare le parole di Anatoli Boukreev, uno degli alpinisti più forti degli ultimi decenni. In ascesa verso la vetta dell’Everest infatti, il russo ribadisce al compagno di scalata Martin Adams, a proposito del fatto che Martin stesse cercando di restare al passo dei più veloci: “salvati, salvati la vita, risparmia le energie e salvati la vita, devi moderare l’andatura, non si tratta di arrivare in cima per primi, ma di arrivare in cima”

Questo episodio tratto dal libro “Everest 1996 – cronaca di un salvataggio impossibile” calza perfettamente anche con il mondo sotterraneo, poiché non tutti i frequentatori di caverne comprendono l’importanza della lentezza, del risparmio energetico molte e molte ore prima di rimanere sfiancati; é un po’ come compiere inizialmente un passo indietro per poterne fare due avanti dopo.

Tutte le volte che ci cimentiamo in uno sforzo di lunga durata, uscendo dalla zona di confort alla quale siamo abituati, modifichiamo infatti i nostri parametri, e se non vogliamo morire di fatica, l’unica possibilità che abbiamo é immergerci in uno stato di quiete, fatto di passi brevi, ritmi regolari, decelerati, fluidi e liberi da ogni impedimento.

Spero di averti dato qualche spunto di riflessione. Se hai domande, vuoi raccontarmi la tua esperienza, o vuoi farmi sapere cosa ne pensi, fallo pure nei commenti.

Ciao e buone avventure da Fabio Bollini

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