STRATEGIE DI PROGRESSIONE…

Ciao, nel corso degli ultimi anni ho utilizzato canali tipo Facebook o YouTube in una maniera un po’ diversa dal solito, e magari a qualcuno potrà non essere piaciuto il mio STILE, ma voglio dirti prima di andare oltre che io faccio quello che faccio per passione, perché mi piace, per il piacere di condividere, informare, per la gioia di vedere altri speleologi crescere, progredire. E’ questo lo spirito che mi ha sempre animato.

E ho sempre fatto tutto questo sperimentando, ovvero provando gli effetti direttamente sul campo, e raccontando le mie esperienze (e anche i miei sbagli). E ho sempre pensato che quando le tecniche, le idee, e le conoscenze vengono condivise, allora si tratta di una buona speleologia…

Bene, ciò di cui vorrei parlarti oggi infatti, sono solo alcune piccole strategie, ma che se approfondite, sono sicuro potrebbero portarti vantaggi enormi.

Ora, sai perché molte persone affrontando una grotta impegnativa sono in sofferenza? La mia risposta è solo una:

>>  perché non sempre hanno la possibilità di confrontarsi al di fuori del proprio ambiente, sono chiusi nel loro guscio, e rimangono ancorati alle cose che sanno fare o che hanno sempre fatto, spesso convinte che siano anche le migliori.

Questo però non é sempre a causa loro, non é molto facile infatti reperire informazioni di qualità, e che spesso ottieni SOLO dopo una lunga pratica. Sai che esiste invece un modo per affrontare grotte molto lunghe, profonde ed articolate, con pozzi, meandri, traversi e passaggi acquatici, senza per forza morire di fatica?

Per molti, questo genere di esperienze sono considerate “privilegio esclusivo di pochi”.

È anche vero tuttavia che alcune persone posseggono doti naturali che di certo li avvantaggiano rispetto ad altri, ma ATTENZIONE, questa osservazione è anche ciò che spesso ti tiene lontano dal vivere esperienze più intense, rimandando magari ad un tempo indefinito qualcosa che potrebbe non arrivare mai.

Ora, a mio avviso si tratta quindi di una convinzione inesatta... perché NON si tratta affatto di un qualcosa di così esclusivo.

Chi ha cambiato davvero le regole del gioco (e sto parlando anche di donne, persone di età piuttosto avanzata, o speleologi non eccessivamente allenati) affronta situazioni di tutto rispetto con un certo stile!

Non c’è nessuna distinzione da fare; con un buon allenamento chiunque è potenzialmente un ottimo speleologo.

La verità però é che esistono metodi più efficaci ed altri (passami il termine) più maldestri per fare la stessa cosa. Spero quindi che questi trucchetti potranno aiutarti a portare la tua tecnica ad un livello superiore, abbassando notevolmente la percezione delle difficoltà della grotta.

Apprendere ciò che funziona infatti, e sforzarti di metterlo in pratica per un certo periodo, ti porterà a raggiungere traguardi che non ti saresti mai immaginato.

Ho dedicato istintivamente molti anni della mia vita a collaudare sistematicamente sempre nuove modalità per migliorare la tecnica e contrastare in maniera molto più significativa gli ostacoli dell’ambiente sotterraneo.

Ho compreso ad esempio come i più capaci in realtà seguano sempre degli schemi ben precisi, compiendo tutte le volte AZIONI in maniera “sistematica” e che saranno anche le basi da cui partire.

Altre soluzioni invece sono più legate a ciò che NON devi avere o NON devi fare, piuttosto a ciò che ti sembra “normale”.

Esplorare una grotta molto impegnativa significa avventurarsi su due piani distinti uno tecnico-fisico ed uno psicologico.

Lasciando perdere per un attimo l’aspetto psicologico, se utilizzerai in maniera disinvolta i metodi che ora ti dirò, avrai come unico risultato un impressionante risparmio energetico ed un altrettanta accelerazione nella progressione. Ma cominciamo dal primo ..

1. Elimina gli approcci “casuali”

Ti è mai capitato in grotta di veder saltellare qualcuno come fosse un capretto di montagna, e renderti conto 

che stavi facendo -rispetto a lui- il doppio dello sforzo?

Bene, questo succede perché se non possiedi un buon metodo di progressione, morirai letteralmente di fatica. Al contrario, più creerai automatismi più ti muoverai con disinvoltura. Seguire pertanto degli “schemi” nell’affrontare un meandro, un traverso, una strettoia, concatenando una serie di trucchi e movimenti puliti,

equivale ad affrontare lo stesso passaggio con la metà dello sforzo.

Tutto questo però richiede disciplina e anche un po’ di pratica, ma quasi mai queste informazioni vengono trasmesse perché spesso per chi le mette in atto, lo fa in maniera istintiva o dandole per scontate.

Quello che ho cercato di fare invece è invertire questa tendenza, raccogliendo le sfumature di ciò che fanno i più bravi e crearne dei veri e propri sistemi.

I MODELLI RICORRENTI     

In grotta primeggia chi fa economia di risorse, quindi é importante >>  creare abitudini ad energia zero.

Si sa, lo sforzo di agire o pensare in una direzione nuova richiede energia, per questo all’inizio sarà tutto più difficile, ma una volta che le azioni saranno divenute abitudine, l’impiego delle “risorse” (tempo, energia e attenzione) scenderà drasticamente, e invece di andare a benzina ti sembrerà di viaggiare a METANO.

Più creerai automatismi, maggiori saranno le tue abilità, e questo perché eseguire qualcosa che hai interiorizzato avviene sempre ad energia molto ridotta.

Mi spiego meglio, se é vero che le cavità sono differenti l’una dall’altra, e a maggior ragione lo è ogni singolo passaggio, al contrario, la morfologia sotterranea ripete sempre le stesse geometrie.

Quindi nel tuo avanzare il filtro dovrà essere:

Osservi una struttura, o una geometria (ad esempio una strettoia)

> > poi utilizzi in ordine una serie di azioni o attività predefinite.

Quello che dovrai fare quindi é seguire un “ORDINE DELLE COSE“.

Il problema è che la sfilza e il concatenamento di queste tecniche non possono essere certo riassunte in poche righe o descritte in maniera mono-dimensionale in un articolo.

Ma voglio farti un esempio:

Prendi il caso di un meandro, uno stretto meandro con una prosecuzione in alto, a un metro e mezzo da terra. Un diavolo di buco dove ti devi infilare a tre metri da terra… Quanti ce ne sono in grotta?

Quante piccole arrampicate puoi trovare sottoterra dove poi ti dovrai infilare in un restringimento?

Questa é una geometria piuttosto ricorrente in grotta, sei d’accordo?

Bene, allora quello che devi assolutamente afferrare, (e che la maggior parte degli speleologi non fa, facci caso) è quello di fermarti un momento, prima di partire -anche qualche secondo va bene- e pensare…

Ci sono infatti tutta una serie di azioni ed accorgimenti che potrai fare “in ordine cronologico” per ottimizzare al massimo ciò che stai facendo; esattamente come eseguire una procedura.

E di una PROCEDURA si tratta infatti!

Quindi, tutte le volte che ti troverai di fronte ad un ostacolo “ricorrente”, come un pozzo, una strettoia,

un arrampicata, un traverso, ma anche poco prima di percorrere un salone o di camminare in ampie e comode gallerie ad esempio, ti dovrai chiedere: 

“Quali sono le migliori azioni che posso fare in ordine cronologico per questo tratto”?

Il focus ovviamente dovrà sempre essere quello del risparmio energetico.

Tornando al nostro esempio quindi (quello in cui ti devi infilare in un restringimento a circa 3 metri da terra) ecco cosa potrai fare, in ordine (1,2,3,4 .. )

  1. Uno! Recupera le forze anche se non sei in affanno! Alle volte bastano anche solo pochi secondi. Questo ti servirà per non forzare troppo su tuo fisico e mantenere una maggiore autonomia nel medio/lungo periodo. I supereroi di solito questa cosa non la fanno, ma tu falla, anche se ti sentirai in forze. In sostanza é un rallentare per accelerare. Capita spesso infatti che qualcuno compensi alla mancanza di tecnica utilizzando la forza, o un buon allenamento, ma questo non è un modello che va bene per tutti. Nel frattempo, mentre stai recuperando le forze, osserva il passaggio dove ti dovrai infilare.
  1. Due! Riponi gli attrezzi in modalità “NON INTRALCIO”, ognuno ha il suo metodo, quindi sistema la staffa della maniglia dove la riponi solitamente, attacca le longe dove non ti infastidiscono, eccetera eccetera ..
  1. Tre! Decidi cosa fare col sacco. Tenerlo avanti o dietro, oppure se siete in due collaborare potrebbe essere ad esempio la soluzione più conveniente, o anche no. Ma non partire a caso…
  1. Quattro! Prima di pensare anche solo di sfiorare con le dita la parete (non ci provare che ti vedo ..) fermati a guardare cosa ti sta intorno, di fianco, sotto, sopra, a destra, a sinistra, ma soprattutto dietro. L’obbiettivo primario, cioè prima di fare qualsiasi altra mossa è quello di alzarti il più possibile coi piedi, e salire sul punto d’appoggio più alto che puoi trovare, e che spesso si trova proprio dietro di te. La stragrande maggioranza delle persone questa cosa non lo fa neanche per sbaglio. 
  1. Arrampica e infilati nella spaccatura.

Bene, ti sembrano cose scontate?

Niente affatto, prova ad invertire anche solamente una di queste azioni, pensaci ..

Ad esempio, se non sistemi prima le tue attrezzature, durante l’arrampicata poi ti si potrebbe incastrare la staffa della maniglia, e a quel punto dovresti faticare non poco per liberarla. Oppure potresti accorgerti troppo tardi di aver sbagliato ad appenderti il sacco sotto, e che forse sarebbe stato meglio spingerlo avanti. Oppure se eri di fretta, avresti potuto non notare un fantastico appoggio che stava esattamente dietro di te e che ti avrebbe consentito di alzarti subito tantissimo invece che forzare diversamente, o ancora potresti trovarti in affanno per non aver preso fiato prima affrontare un passaggio particolarmente impegnativo.

Certo non c’è nulla di irreparabile nelle situazioni che sto ipotizzando, ma ti ritroveresti inevitabilmente a consumare energie “gratis” solo per non aver rispettato l’ordine delle cose.

Sono quindi tutti passi che se fatti bene alla fine (o forse dovrei dire alla lunga) porteranno dei risultati, e che tu ci creda o no, affinare solo queste tecniche sposteranno letteralmente il tuo concetto di “spostarti” qualche gradino più in alto. Questi schemi sono letteralmente la parte più rilevante che puoi avere durante la progressione!

Nel tempo, l’enorme vantaggio di operare a questo modo sarà che difronte ad una strettoia ad esempio (altro modello ricorrente) non dovrai ri-decidere come affrontarla, ne sforzarti di essere fantasioso, ma ti basterà semplicemente eseguire quello schema. Questo ti consentirà, soprattutto quando sarai stanco, e non sarai quindi al 100%, di compiere ugualmente le migliori azioni, e con un dispendio energetico molto molto basso. 

A riprova di quanto detto prova a pensarla alla rovescia, quante volte hai osservato qualcuno bruciarsi anche in un singolo dannatissimo passaggio proprio per non aver rispettato “l’ordine delle cose”?

2. Limita i dislivelli

Bene, allaccia le cinture, perché andiamo a scoprire ora un altro stratagemma che ti permetterà di sperdere ancora meno energie, ed è un qualcosa a cui tanti non prestano la benché minima attenzione. Anche questa strategia, come la precedente, se utilizzata al meglio ti farà risparmiare un sacco di energie.

Esistono infatti tutta una serie di astuzie ed accorgimenti che ti permetteranno nei tratti sub-orizzontali delle grotte di evitare dislivello, sfuggendo così il più possibile a quel continuo sali-scendi che a lungo andare sfiancherebbe chiunque.

Se comincerai ad applicare questo filtro potrai stupirti di quanto -dopo qualche tempo- potranno variare le tue traiettorie rispetto a dove saresti passato prima. Ma ecco il processo: 

> Stabilisci la tua direzione, da punto A a punto B (lungo il tuo percorso)

> Crea una linea immaginaria tra i due punti tenendo conto dell’inclinazione da percorrere (positiva o negativa che sia, non importa) 

> Dopodiché cerca di raggiungere B uscendo il meno possibile dalla “DOLCE LINEA” di quel dislivello

ATTENZIONE solo dal dislivello, non ho detto che devi rimanere fisicamente sulla linea che hai immaginato (senza girare attorno ad un ostacolo ad esempio). So che con un video sarebbe tutto molto più chiaro, ma cerca comunque di elaborare le informazioni che ti ho dato. Hai capito cosa intendo per dolce linea? 

Significa che, anche se ti sembrerà più conveniente salire su un grosso masso (mentre stai ad esempio risalendo un salone di crollo) solo perché la tua direzione é oltre, non dovrai farlo se questo comporta uscire troppo dalla “dolce linea” (immaginaria) di quel dislivello, preferendo invece una soluzione alternativa, magari più lunga, come girarci attorno ad esempio, ma che ti consentirà di restare su quella linea, non guadagnando quindi subito troppo dislivello, se poi dopo poco dovrai nuovamente perderlo.

Bene, nel fare tutto questo dovrai fare attenzione a due cose:

  • non creare segmenti troppo lunghi e complessi
  • valutare bene le asperità del percorso 

Certo, non potrai utilizzare sempre questo tipo di progressione, ma non è quello lo scopo, l’importante è che quando potrai farlo la usi.

[Qui vorrei aprire una piccola parentesi molto importante: “questa tecnica, come molte altre funzionano SOLO -come hanno funzionato per me- se ci lavorerai su, e cioè se dopo che l’avrai capita la metterai in pratica per un periodo di tempo sufficiente lungo per farla tua, e NON PRIMA”!]

Dato che questo metodo ha soprattutto a che fare col “saper dove e come posizionare i piedi” ed “arrampicare egregiamente” potresti immaginare che le calzature giochino un ruolo fondamentale. Ma la verità è che non conta più o meno nulla se utilizzi una scarpa, uno stivale, o un paio di ciabatte, perché chi ha veramente capito come e dove mettere i piedi lo farebbe tranquillamente anche con un paio di mocassini ai piedi e su rocce viscide.

Sto estremizzando il concetto ovviamente per una maggiore comprensione…

Una scarpa troppo rigida certo non aiuta, ma le calzature – oltre un certo livello di preparazione – contano appena un 10%. Chi sostiene ad esempio di arrampicare meglio addirittura con gli stivali, è solitamente infatti uno speleologo che già si muove molto bene, e che intuitivamente ha già compreso come e dove mettere i piedi.

Mi sembra palese infatti quanto sia più conveniente arrampicare con le scarpe, altrimenti non si spiegherebbe come mai in arrampicata non abbiano inventato lo “stivale da falesia”.

 Spero di averti dato qualche spunto di riflessione. Ma ora seguimi perché vorrei illustrarti uno dei tanti stratagemmi che ho raccolto legati a questo argomento.

> Tecnica del sassolino 

È facile durante una progressione imbattersi in piccoli e scivolosi piani inclinati (spesso causati da frane della volta) e che occorre affrontare sia in salita che in discesa. Se la pendenza non è eccessiva, la discesa solitamente non richiede grandi accorgimenti se non quello di abbassarsi (se necessario) e scendere scivolando sul piano.

In salita ovviamente è più difficile!

Ma con l’aiuto di un piccolo stratagemma però, un sassolino della grandezza di una nocciolina, che potrai trovare (ci scommetto) intorno alla base del piano, sarà sufficiente posizionarlo nel punto giusto, appoggiarvici sopra la pianta anteriore del piede e salire evitando di scivolare. E questo anche su piani inclinati molto lisci e infangati.

Il sassolino che sceglierai non dovrà avere una forma arrotondata, i migliori sono quelli piatti e sbeccati.

Con un po’ di pratica inoltre, sarà possibile fare tutto questo in un unico movimento, cioè mentre appoggerai il piede infilare anche il sassolino.

3. Identifica un capo squadra

Nell’autunno 2004 l’Associazione Speleologica Ucraina dopo aver battuto il record mondiale di profondità

-sotto la guida di Yuriy Kasian- proseguì ulteriormente nelle difficili esplorazioni della grotta attraverso una lunga serie di verticali e passaggi stretti fino ad oltrepassare per la prima volta la fatidica soglia dei 2000 metri sotto terra.

Dopo quasi 20 giorni di permanenza sotterranea raggiunsero finalmente i -2080 metri in quell’ormai nota sala chiamata “Game Over”, e nell’agosto del 2007 l’ennesima spedizione guidata dallo stesso Kasian portò Gennadiy Samokhin a immergersi nel sifone Dva Kapitana e a raggiungere l’incredibile profondità di 2191 metri.

Anche se può sembrarti strano, il susseguirsi degli incredibili successi di questo fortissimo gruppo sono da attribuirsi in gran parte alle capacità e alle competenze tecniche e organizzative di pochissimi elementi,

primo fra tutti Yuriy Kasian. Questo dovrebbe infatti farti riflettere sull’importanza di avere in grotta (come in spedizione) un valido capo squadra.

Ammetto però che qui siamo a un bivio:

Molte persone infatti, difronte all’importanza di riconoscere un “capo squadra” reagiscono con una sensazione di rigetto. Questo credo lo si debba attribuire in parte al fatto che, spesso “chi dovrebbe saperne di più”, in realtà non possiede invece quell’esperienza e quel database di informazioni tali che solo la pratica ti può dare.

Altri ancora invece, mossi da quel malsano desiderio di voler riportare le persone al proprio livello,

sono semplicemente insofferenti a questa scelta, anche difronte a qualcuno più capace di loro.

Ma ciò che ti devi invece portare a casa, è che la persona più abile ed esperta può davvero fare la differenza, e far risparmiare energia ad ogni singolo componente del gruppo, semplicemente suggerendo loro come collaborare al meglio. E questo sia in fase organizzativa, strategica, ma soprattutto operativa, durante il trasporto dei materiali ad esempio, o di fronte ad ostacoli strutturali come meandri, strettoie o budelli.

Ciò che si guadagna infatti concentrando le energie in un unica direzione è di molto superiore a quello che risparmieresti se la squadra invece fosse scoordinata.

>> Non è facile intuire quanto questo aspetto faccia la differenza 

Nella realtà però ho conosciuto ben poche persone in grado di gestire bene un team, e adattare la propria esperienza filtrandola di fronte a situazioni molto diverse fra loro. Una delle capacità più importanti ad esempio è capire dove NON occorre mettere le proprie forze e la propria attenzione.

Capita infatti che un’idea sbagliata condanni tutto il gruppo ad un dispendio energetico enorme

anche di fronte ad un unico passaggio. Anche se potrebbe apparire facile, in realtà il gioco è piuttosto complesso, ma comunque procedurale. Quando manca questa figura a volte è un problema,

e l’evidenza sta nel fatto che trovandomi a percorrere le stesse grotte, con le stesse persone, ma senza una guida, ho avuto risultati molto differenti.

Voglio farti un esempio: 

Qualche anno fa assieme alla mia squadra ci recammo in una remota regione a circa 12 ore dall’ingresso.

Ciò che rammentavo bene di quell’uscita era la quantità di energia sprecata in SOLI due o tre punti al massimo, per trasportare ognuno il proprio sacco personale.

Tornato successivamente, ho adottato così tutta una serie di astuzie ed accorgimenti imparati in anni di progressione, e che per dirla in breve ci hanno fatto superare gli stessi ostacoli con meno della metà dello sforzo.

Prima di uno stretto budello ad esempio ho valutato la corporatura dei presenti, ho estratto una corda da utilizzare “solo” in un breve passaggio fangoso, ho spiegato alla squadra cosa avremmo dovuto fare, affidando ad ognuno una posizione ed un compito ben preciso. Subito dopo, su uno scomodo traverso invece, e al contrario, mentre tutta la squadra avrebbe voluto replicare… la mossa vincente è stata invece lasciare ad ognuno il proprio materiale.

Risultato? 

Il gruppo è stato così reattivo che alla fine (sugli stessi passaggi) non avevamo quasi faticato!

Essere efficaci e ottenere risultati in maniera semplice e con il minimo dello sforzo, significa saper gestire al meglio le nostre risorse più importanti, tempo, energia e attenzione.

Ciò che ho sempre fatto infatti é proprio ricercare l’ottimizzazione di questi aspetti, ma ragionando all’opposto, partendo cioè da quello che funziona veramente (sul campo) e da ciò che rende efficace ogni uscita. Da quello che fanno in pratica i più capaci.

Ti garantisco che non é stato facile estorcere alcune informazioni ai più scaltri speleologi in circolazione, un po’ per motivi puramente di ego, ma principalmente perché molti di loro facendo le cose in maniera automatica non me le sapevano esattamente spiegare. Quello che deve essere fatto prima ad esempio, (come parlare alla squadra) è molto più importante di ciò che farai durante, quando ti troverai concretamente ad affrontare un ostacolo.

4. I tre punti d’appoggio

Negli ultimi decenni ho potuto notare quanti rischi prendano gli speleologi nell’affrontare le piccole arrampicate (e mi ci metto dentro anch’io) quando non rispettano alcune semplici regole di base. 

Ad esempio quando non sfruttano in maniera ottimale tecniche come l’opposizione (una delle più importanti in grotta) oppure quando si azzardano e fanno passi troppo lunghi, ma probabilmente l’errore più comune è non utilizzare la regola dei tre punti di appoggio, che non dovrebbe mai venire a meno.

Se fino ad oggi hai arrampicato non conoscendo questa regola, e non ti TI SEI FATTO MALE probabilmente sei stato quindi solo fortunato.

In arrampicata è chiamata anche “Triangolo” (è la stessa cosa) ed è una delle posizioni base d’equilibrio sul verticale. L’idea è molto semplice, ovvero muoversi sempre e soltanto spostando un arto alla volta e mantenendo ben saldi gli altri tre punti d’appoggio. Spostarsi quindi a questo modo, da una posizione d’equilibrio all’altra, non solo ti darà una maggiore stabilità, ma in caso di cedimento di un appiglio o una scivolata ti eviterà di cadere.

Ho notato infatti che a differenza dell’arrampicata sportiva (in esterno), dove sei quasi costantemente impegnato su gradi piuttosto elevati e la si applica, in grotta l’attenzione diminuisce molto. Probabilmente l’arrampicata meno impegnativa della speleologia induce ad abbassare la guardia, ma occorre ricordare che una semplice scivolata fuori non è esattamente come una semplice scivolata sotto terra.

5. Un sacco di fatica in meno

Trasportare le attrezzature in grotta é senz’altro uno degli aspetti più faticosi in assoluto, e la “gestione del sacco” credo sia anche uno delle circostanze più articolate quando si parla di progressione, in quanto possiede la più vasta gamma di variabili.

Quanto più lo scenario è complesso infatti, tanto più le operazioni saranno complicate, e assieme “all’avanzamento in meandro e in strettoia”, é una delle faccende di maggior dispendio energetico, ma che se metti a posto, o semplicemente migliori, ti cambierà drasticamente la visione della grotta.

Chi riesce a risparmiare le forze durante queste operazioni infatti è davvero un passo avanti a tutti e ti meraviglierai di come con alcune semplici astuzie e tutta una serie di tecniche, si possa spostare il duro lavoro di braccia (che molti fanno) in qualcosa di molto diverso.

C’è un unica cosa che rispondo sempre quando qualcuno mi chiede come imparare a gestire meglio il sacco. E lo ridico tutte le volte nella stessa maniera, anche se a molti non piace, ma perché fa parte del mio modo di fare speleologia e di intendere le cose, e che spesso è contrario a quello che pensa la gente.

Vuoi imparare a portare il sacco?

Bene, allora portane TRE. In seguito infatti, vedrai, che quando ti troverai a gestirne uno, riuscirai a farlo molto meglio“.

E questo non tanto per una questione di allenamento o abitudine, ma perché sforzarti di portarne due o tre ti costringerà a ragionare, a riconsiderare i processi, a trovare nuove soluzioni, e ti obbligherà ad usare e far funzionare bene la tecnica. Ora voglio darti due piccoli suggerimenti, che potrai subito mettere in pratica, ovviamente non sono gli unici metodi, ma alcuni dei più efficaci.

IL CENTRO GEOMETRICO

Detto anche “baricentro” è il punto in cui se vi agganci il sacco non ti sbilancia. È “il delta” ovviamente.

Potrai utilizzare questo metodo in moltissime occasioni, quando ti troverai in opposizione in meandro, in arrampicata, o in galleria ad esempio. Ma non semplicemente agganciandolo al cordino, come avviene normalmente, ma fissandolo il più corto possibile al delta (con un moschettone possibilmente senza ghiera) all’anello alto del sacco.

Se lo avrai agganciato correttamente, da una posizione eretta dovresti vederlo spenzolare sopra ai tuoi piedi leggermente sospeso da terra. Bene, con questa tecnica riuscirai ad avanzare in moltissime occasioni senza utilizzare le braccia.

Dovrai prenderci un po’ la mano certo, ma questo metodo ha diversi vantaggi:

  • Il primo è che avrai (come dicevo) le mani libere per destreggiarti e arrampicare meglio negli alti e medi meandri.
  • Il secondo è che potrai gestire contemporaneamente un secondo sacco portandolo sulla schiena (sempre a mani libere) e che si bilancerà in parte con quello davanti.
  • Il terzo è che forzerai sulle gambe invece che le braccia, “e le gambe sono dieci volte più potenti delle braccia”.
  • E infine il sacco si impiglierà molto meno, e quando lo farà non sarà MAI comunque lontano dal tuo raggio d’azione, come ad esempio quando lo trasporti con il suo classico cordino.

È proprio vero, alcune intuizioni ti aprono delle porte, e da quando concepii questa tecnica (ormai qualche anno fa) ora la utilizzo in tantissime occasioni, ma soprattutto quando mi ritrovo ad arrampicare in meandro o in galleria.

IL SACCO D’APPOGGIO

Nell’estate 2014 l’organizzazione Ucraina prevedeva per le squadre di supporto alle complicate esplorazioni in Krubera, un enorme quantità di materiale da portarsi appresso. Ricordo molto bene che se da una parte ci venne mostrato come districarci da soli lungo gli infiniti frazionamenti della grotta con tutto quel peso, dall’altra, lungo gli stretti meandri della grotta, non ci restava che cooperare in un perfetto gioco di squadra.

Con 5 sacchi a testa avevamo oltre 50 kg ognuno, il ché voleva dire che in quattro dovevamo spostare ogni volta 20 tubolari. Sembrò evidente così che avremmo dovuto farlo sfruttando al massimo metodi che ci permettessero di non forzare troppo sulle articolazioni, considerando soprattutto dove ci stavamo spingendo.

Ed é qui che la tecnica ci venne incontro più che mai. E fu proprio in quell’occasione infatti che mi venne l’idea di classificare tutti questi metodi e attribuirgli dei nomi semplici (e anche buffi) ma in grado così di essere ricordati meglio e richiamati in un attimo.

Utilizzammo infatti circa una ventina di metodi, che ora non starò qui ad elencare per intero, fra cui:

▪️Il sacco d’appoggio

Che consiste nel posizionare uno o più tubolari in un punto critico del meandro, o di uno stretto passaggio, creando in questo modo una vera e propria “base d’appoggio” su cui far scivolare il resto del materiale. Il sacco in questo caso andrà posizionato in modo che gli spallacci e la maniglia laterale non interferiscano in alcun modo. 

A ulteriore riprova dell’efficacia di questi metodi fu il fatto che (proprio in quell’occasione) chi non operò a questo modo fu costretto a risalire in superficie per via di dolori alle articolazioni.

6. Tieni la mente occupata.

Sembra strano, ma conosco speleologi tecnicamente molto preparati che tuttavia non hanno la “testa” per oltrepassare certi limiti. La speleologia è così, più aumentano le difficoltà più la stabilità delle tue emozioni assume rilevanza e diviene fondamentale come pre-requisito all’azione.

In molti anni di grotta ho potuto infatti notare che esiste un sottile confine, una soglia, oltre la quale se non abbatti certe barriere mentali probabilmente non ti spingerai mai, o se lo farai, sarà solo prendendoti enormi rischi. Poiché possedere equilibrio emotivo ti consentirà di fare sempre le scelte più sagge, prendere le decisioni migliori, oltre a viverti la grotta con maggiore serenità.

Bene, ora prima di parlarti di queste due tecniche psicologiche che potrai utilizzare nelle tue uscite più impegnative,

voglio farti un importante premessa:

Se é vero che per infilarti dentro certe avventure occorre possedere una certa tranquillità, dall’altra parte non dovrai neppure pensare “che la mente abbia un controllo così assoluto sull’ambiente esterno, e che solo con “l’atteggiamento mentale giusto” potrai spingerti oltre senza correre alcun rischio. 

Come ho già detto infatti la componente mentale in speleologia è proporzionale alle difficoltà affrontate; ma se essere concentrati e non avere pensieri negativi aiuta, è anche vero che la materia domina sui pensieri dieci volte di più.

Quindi, PRIMA ti servirà conoscere bene i trucchi, i sistemi, e le tecniche più efficaci, e POI

avere anche i pensieri giusti sarà la chiave per spingerti oltre. Ma questo ordine corretto delle cose -per come le ho descritte- é anche l’esatto ordine di importanza di questi due aspetti. La componente mentale ha un impatto enorme ma allo stesso tempo dovrai essere al top di tutto il resto.

Andiamo avanti… 

Alcuni anni fa, mi aggregai ad una massacrante esplorazione invernale di alcuni giorni assieme a speleologi che non conoscevo. E ricordo, che per tutta una serie di ragioni (che ora non starò qui a spiegare) uno di loro dovette attendere per quasi un’intera giornata al campo avanzato, a diverse ore dall’ingresso, prima di poter contribuire con il suo aiuto.

Così, mentre mi apprestavo a risalire un camino assieme a un altro componente del team, questo ragazzo restò ad aspettarci al bivacco per un intera giornata. Ma questa permanenza forzata non gli fu molto positiva…

>>  Capita infatti, che quando passi troppo tempo fuori dall’azione, i tuoi pensieri cominciano a vacillare, a lavorare a tuo sfavore. L’inattività, la staticità, lo stare fermi, debilita.

E infatti quando rientrammo al campo, questo ragazzo era distrutto da pensieri negativi. La cosa strana era che quando lo avevamo lasciato non era affatto così, e pensai subito che probabilmente

sarebbe potuta accadere la stessa cosa anche a me al suo posto.

Mentre sei occupato o affaccendato in qualche mansione infatti subisci in realtà molto meno “stress mentale”, e sei più positivo. Nell’azione in pratica si sta meglio! L’attesa forzata invece spesso ti snerva, ti debilita. Ma potrai ovviare a tutto questo se la tua mente è occupata, o impegnata a fare altro. Se ti trovi ad un campo sotterraneo ad esempio, datti da fare, se non stai facendo nulla piuttosto mettiti a cucinare, riordina il bivacco, sistema le attrezzature, ma resta impegnato.

A livello energetico infatti, ciò che ci distrugge spesso, sono più i pensieri negativi cresciuti nel rimuginare di certi momenti, che la vera e propria stanchezza fisica.

Un’altra testimonianza mi arriva proprio da un amico, giusto per farti un altro esempio:

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“È bastata una mezza giornata passata al campo di -700, poche ore trascorse ad aspettare, fra l’altro da solo, perché i miei pensieri prendessero tutt’altra direzione”.

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7. Stabilità emotiva

Mia figlia ha 8 anni e la porto in grotta dall’età di 2, e tutte le volte (nonostante sappia che è così) mi sorprende per un aspetto, e cioè per il fatto che riesce sempre a godersi ogni momento al 100%

senza paure, senza incertezze, e senza pensieri negativi. È logico è una bambina, e non ha il peso delle responsabilità di un adulto. Inoltre non avverte alcuna problematica, ne fuori ne dentro. 

Se gli dicessi ad esempio .. “Ehi Matilde ti andrebbe di esplorare insieme una grotta fino a 5000 metri di profondità? ” Lei con ogni probabilità mi risponderebbe che non vedrebbe l’ora.

Prova ad immaginarti adesso se ogni volta che ti trovassi in un abisso impegnativo riuscissi sempre ad essere in quello stato; tranquillo, senza paure e desideroso solo di scoprire cosa c’è dietro l’angolo. Certo é che in quello stato ti sentiresti decisamente meglio. Ma soprattutto le decisioni che prenderesti sarebbero decisioni molto diverse, e MAI dettate dalla paura. La cosa buffa è che tutti da bambini eravamo così!

Tutti possedevamo questa forza incredibile, in cui tutto era possibile, dove nulla ci distraeva,

poiché nessuna preoccupazione esterna era presente, quindi completamente immersi in ciò che facevamo.

Ed é proprio questo il punto, perché se per assurdo sbattessi la testa contro una stalattite dimenticandoti del mondo esterno, paradossalmente saresti nella migliore condizione mentale per viverti la grotta. Ma dirti ora semplicemente che lasciare fuori i tuoi pensieri é meglio, non ti servirà a molto, perché non è una buona strategia. Con un po’ di buon senso infatti, potrai intuire da solo quanto sia più opportuno farlo, ma non tutti comunque riescono.

Focalizzare la tua attenzione su altri pensieri, è invece molto più efficace. Pensare ad esempio che:

“Ogni pensiero che ti porterai da fuori (e quindi non solo le problematiche) non ti aiuterà affatto, e anzi peggiorerà solo la tua situazione” è tutta un’altra storia.

È uno scatto mentale che può sembrarti banale, ma che ha invece un impatto molto diverso. Occorre lavorarci su certo, e comprendere che più immagini “esterne” farai entrare nella tua mente più in realtà ti allontanerai da dove sei, ma questa tecnica funziona molto bene, e la sua caratteristica principale è che è assolutamente letterale.

Ogni – pensiero – che – ti – porterai – da – fuori – non – ti – aiuterà – affatto – e – anzi – peggiorerà – solo – la – tua – situazione

Assimilare queste parole, focalizzarti su questo aspetto ha un effetto straordinario, e te lo dico proprio perché l’ho provato su me stesso in molte occasioni, e con enorme successo anche su compagni in difficoltà.

Ora però siamo serii, converrai con me che l’unico posto dove potrai testarlo veramente (perché altrove non conta) è nei punti più remoti della tua prossima avventura. Solo lì infatti potrai davvero sforzarti di indirizzare il tuo pensiero in questa direzione e verificarne gli effetti. E questo perché la mente si rafforza solo quando è più difficile allenarla.

Ricorda, la speleologia ad alti livelli è sempre un compromesso fra una buona tecnica e dei pensieri ottimali. L’altro aspetto che potrai tenere in considerazione, è che quella forza incredibile di quando eravamo bambini é ancora presente in te, e in parte può essere richiamata.

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Nell’estate del 2009, una piena improvvisa sui monti Alburni provoca il riempimento di un sifone lungo ben 70 m. Al di là, tre speleologi in esplorazione rimangono bloccati a circa 80 m di profondità.

Ci vorranno 40 ore dall’arrivo dei soccorsi per rimuovere l’enorme quantità di acqua e fango presente, e che senza un intervento esterno avrebbe condannato i tre giovani.

Fra loro c’era uno speleologo che in quanto a stabilità emotiva è senz’altro uno dei più dotati che abbia conosciuto, Gianluca Selleri. Ed é proprio lui infatti che in alcuni frangenti farà sì che la situazione non degeneri in imprudenze o semplicemente nello sconforto.

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Bene, prima di scrivere questo post mi sono chiesto quali sarebbero state le strategie di grotta più immediate, che avresti potuto applicare fin da subito e che ti avrebbero aiutato. Ho cercato così di trasmetterti alcuni semplici concetti, semplificandoli il più possibile.

Il problema più grosso nel descrivere questi approcci, sta nel fatto che bisogna capire che in grotta ci si va ugualmente, anche se farai le cose in maniera approssimativa o scenderai con le scalette anni ’50. Nonostante tutto la tua bella uscita in grotta riuscirà egregiamente.

E paradossalmente il problema é proprio questo, perché quando ottieni comunque dei risultati (anche se diversi) ti convinci per pigrizia o poca lungimiranza, che quello sia anche il metodo migliore, e non ne cerchi altri.

È anche chiaro che le tecniche che ho descritto tu le possa apprendere nel tempo anche da solo. Se invece pensi sia possibile accelerare questo processo di apprendimento, non perderti il prossimo Corso o Meeting (chiamalo come ti pare) Speleo Efficace. Due intere giornate in cui potrai avere una mappatura più chiara e cristallina di tutte le astuzie che ho potuto raccogliere in questi anni.

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Ciao e buone avventure, da Fabio Bollini

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